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PIÙ VISIBILITÀ CON E3Market

Nell’ambito del business-to-business, il numero dei marketplace nel mondo sta aumentando in maniera incredibile. Una tendenza che mostra un’offerta sempre maggiore di soluzioni "verticali" a disposizione delle aziende. Nella maggior parte dei casi, infatti, i marketplace si posizionano ed indirizzano verso settori industriali specifici e molto definiti. Nonostante il fatto che si dica spesso che internet spezza i confini geografici cui siamo abituati, esistono anche casi in cui il "collante", l’indirizzo, del marketplace è invece la collocazione fisica, l’area geografica, la regione che rappresentano e nella quale operano le aziende che dovrebbero essere coinvolte in questa piazza virtuale di scambio. Ma in un marketplace il vero collante è il business: uno dei più evidenti esempi di come il mondo del marketplace possa mettere d'accordo aziende usualmente considerate concorrenti dirette è Covisint, il "Procurement focused eMarket" creato dai principali operatori dell'industria automobilistica mondiale e che vede coinvolti giganti del calibro di Ford, General Motors, DaimlerChrysler, Nissan e Renault.

Nato per permettere una maggiore collaborazione economica, tecnica e di sviluppo del settore, questo marketplace ha avuto il merito non solo di mettere in contatto diretto produttori di componenti e case costruttrici di autoveicoli, ma ha rappresentato per le tante aziende coinvolte nei processi produttivi uno strumento attraverso il quale abbattere costi d'acquisto, di stoccaggio e magazzino oltre a limitare drasticamente i tempi di ultimazione di un progetto. Questo non è però l'unico caso di marketplace in grado di riunire grandi aziende. E2open, per esempio, è stato fondato da società del campo elettronico e di componentistica per computer del calibro di Acer, Hitachi, IBM, LG Electronics, Lucent Technologies, Matsushita Electric (Panasonic), Nortel Networks, Seagate Technology, Solectron and Toshiba con le partnership di Ricoh, Sanyo, Sharp e Mitsubishi. La capacità di unire realtà diverse di un mercato verticale come questo ha permesso di creare contatti, visibilità e collaborazioni per multiple tiers. Coinvolti in E2open sono OEMs, distributori, aziende di canale, contract manufacturers.

Tra i principali comune denominatori di entrambi questi marketplace si segnalano non solo la possibilità di risparmiare su costi fissi e sullo snellimento di procedure burocratiche, ma anche la velocità di scambio delle informazioni e la drastica riduzione dei tempi messa in produzione di nuovi progetti.

In Italia

Nelle "Linee di politica per il commercio elettronico", documento stilato nel 1998 dall'allora Ministro per l'Industria Pierluigi Bersani con la collaborazione di decine di esperti provenienti dalle principali aziende IT italiane, veniva prospettato l'avvento di una nuova struttura d'impresa, la cosiddetta "azienda virtuale". Pur con tutte le cautele del caso ("È opinione nascente che l'avvento di aziende totalmente virtuali costituirà anche nel medio periodo solamente una parte minoritaria delle iniziative di virtualizzazione degli scambi commerciali" si legge nel documento), questa struttura già prediceva le esigenze di riduzione dei costi e di ampliamento degli strumenti di rapporto con clienti e fornitori che hanno ora nei marketplace e nelle soluzioni di e-procurement una logica conseguenza. La situazione attuale nel panorama italiano, a distanza di anni da quel documento, è molto diversa. È vero che il nostro Paese non è rimasto freddo nei confronti dei marketplace, anzi. Il numero e la diffusione dei marketplace, soprattutto quelli verticali, denota una richiesta elevata di servizi di e-commerce B2B da parte delle aziende.

La specializzazione delle piazze virtuali, evidenziata dalla netta superiorità numerica dei marketplace verticali (specializzati in aree e nicchie del mercato che vanno dall'edilizia alla meccanica, dalle telecomunicazioni all'estrazione dei metalli, dalla logistica alle attrezzature d'ufficio) segnala un interesse forte e diffuso. Rimangono però diversi problemi. Innanzitutto sembra che al crescere del numero dei marketplace non corrisponda una aumento lineare delle transazioni. La ragione di questo problema è legata alla reale integrazione dei motori di ERP per la gestione della supply chain nella piazza virtuale. Le aziende non vogliono un "marketplace vetrina" ma uno strumento ben integrato con il sistema informativo aziendale. In secondo luogo è l'impatto dell'ERP, soprattutto nelle PMI, a rappresentare un limite. Molte aziende escono da progetti di ristrutturazione del sistema informativo lunghi e costosi, e l'inserimento del proprio ciclo di vendita/acquisto nelle funzionalità di un marketplace rimane ancora un accessorio. Senza dimenticare che molte PMI italiane ancora non utilizzano sistemi di gestione integrata del proprio sistema informativo aziendale. Il terzo problema è, per gli esperti, una questione di carattere culturale. Nella aziende medio-piccole il sistema informativo è ancora visto come un costo e non si vedono i ritorni di tali investimenti in un periodo breve.

Questa considerazione, però, contrasta con alcune statistiche legate all'investimento sull'e-commerce. Quasi un terzo delle aziende che stanno investendo in sistemi informativi in grado di traghettare il business verso il mondo dell'e-commerce stimano in meno di 12 mesi i primi profitti derivanti dall'investimento. Entro i primi 3 anni più del 50% delle aziende stimano di avere profitti dalle nuove strutture informatiche. Il futuro per l'e-commerce nel nostro paese passa soprattutto per due fattori: l'informatizzazione delle PMI e la diffusione di sistemi informativi interni tali da garantire un controllo completo dei costi e l'adozione di strumenti di e-commerce di beni core e di beni MRO la creazione di strumenti di affiliazione in grado di veicolare su internet il business delle realtà più piccole.

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